Fitbit Alta HR: ottima fitness band, peccato non poterla portare in piscina

Fitbit Alta HR: ottima fitness band, peccato non poterla portare in piscina

Fitbit Alta HR

Il panorama dei braccialetti per il monitoraggio delle attività fisiche quotidiane è molto ampio al giorno d’oggi: il colosso degli orologi sportivi GPS Garmin offre una sua gamma articolata, Xiaomi Mi Band II è la scelta preferita dai nerd e da chi cerca una soluzione low cost, molti tra gli early adopter indossano ancora un Jawbone, sebbene ormai l’azienda sia in liquidazione. Il nome che tutti conoscono è quello di FitBit, che assieme alla liquidata Jawbone è stato uno dei marchi che hanno aperto il mercato delle fitness band.

Fitbit, tra alti e bassi, è certamente quello che ha conquistato maggiormente l’immaginario collettivo, tanto da essere utilizzato come sinonimo stesso della categoria di prodotti, come avveniva con TomTom al picco di successo dei navigatori satellitari GPS per auto. Flex è il prodotto che per primo è finito al polso di molti, ma negli anni Fitbit ha differenziato la sua offerta per venire incontro alle esigenze di una più ampia porzione di pubblico. Alta HR è una delle ultime proposte e la protagonista della recensione di oggi. Recensione che arriva a qualche mese dal lancio e che si basa su un utilizzo praticamente ininterrotto della fitness band da quel momento, innestandosi su un’esperienza d’uso dei prodotti Fitbit che già aveva visto al mio polso Flex, Charge HR, Surge, Blaze e Charge 2.

I primi tre sono i prodotti che forse hanno più contribuito alla fama di Fitbit, nel bene e nel male. Nel bene per la precisione del rilevamento delle attività quotidiane e soprattutto del sonno, nel male per i ripetuti problemi che hanno afflitto i braccialetti di questi prodotti, il vero e proprio punto debole di questi dispositivi, tale da portare per diversi utenti alla sostituzione di due o più unità già nel corso della garanzia. Un punto debole che dalla seconda generazione di Charge e anche su questo Alta HR è stato finalmente risolto adottando un braccialetto intercambiabile, più solido nel punto di maggiore flessione e soprattutto che non costringe a cambiare tutto l’apparecchio in caso di problemi. Questo è uno dei punti a favore di questo Alta HR, che permette anche di cambiare l’aspetto del braccialetto in pochi istanti (il meccanismo è ben studiato, veloce nello sgancio e nell’aggancio, ma molto solido e privo di aperture accidentali) potendo contare su una ampia gamma di colori. Per questa recensione, ad esempio, ho deciso di abbandonare il solito nero d’ordinanza a favore di un più sbarazzino braccialetto color corallo (perfettamente abbinabile alle mie calze in livrea ‘salmone’). Rispetto alla versione senza il rilevatore di battito cardiaco, il braccialetto di Alta HR offre un sistema di chiusura a fibbia, con anello di ritenzione dentato, che blocca in modo saldo la porzione di cinturino sporgente. In questo modo sono ridotte a zero le aperture accidentali (come invece accadeva spesso sul primo Flex) ed è possibile stringere il cinturino per favorire la rilevazione del sensore a LED per il monitoraggio più preciso del battito cardiaco durante l’attività fisica.

Chi ha letto i miei articoli sul tema ‘fitness band’ me lo avrà già sentito dire diverse volte, lo ripeterò per l’ennesima volta per tutti gli altri: proprio la rilevazione del battito cardiaco è una delle funzioni più interessanti dei braccialetti smart. Non solo permette al dispositivo e all’app di essere più precisi nella rilevazione delle fasi del sonno, ma offre un parametro molto importante per avere indizi chiari e di facile consultazione sul proprio stato di salute. Il parametro dei battiti cardiaci a riposo è infatti un indice molto preciso sullo stato di salute e di stress, salendo in modo repentino nei momenti in cui il nostro corpo non è in perfette condizioni e trovando un plateau verso il basso quando invece le nostre condizioni fisiche si avvicinano alla perfezione. Anche in situazioni in cui ci sembra di stare bene, un’improvvisa impennata del numero di battiti a riposo può rappresentare una spia importante per capire in anticipo se abbiamo esagerato con lo stress o se c’è qualche malanno che cova e contro cui il nostro sistema immunitario ha già cominciato a lottare.

Integrare il rilevatore del battito cardiaco in un prodotto sottile è stata probabilmente una sfida per Fitbit: risultando il sensore vicino al bordo è quasi impossibile schermarlo dalla luce esterna e anche la posizione al polso del dispositivo è più ‘ballerina’ rispetto a quella che si può ottenere con prodotti e cinturini più larghi. La rilevazione del battito cardiaco resta precisa sul lungo periodo della giornata per il dato dei battiti a riposo, mentre è sembrata essere meno precisa in fase istantanea durante l’attività fisica. Messa a confronto con quella di un orologio GPS sportivo dedicato alla corsa con sensore ottico (nel mio caso un Garmin Forerunner 235) la traccia del battito cardiaco durante un’attività fisica (corsa a ritmo medio, con qualche accelerazione e una pausa a metà strada) di Fitbit Alta HR risulta meno precisa sui battiti istantanei, restituendo letture in alcuni punti decisamente falsate verso l’alto e non rilevando il calo di battiti al momento della pausa, situazione invece ben evidenziata dallo sportwatch, il cui sensore, grazie alle maggiori dimensioni della cassa, aderisce meglio al polso e non risente di interferenze di luce esterna. Fitbit Charge 2 ha dimostrato su questo punto di avere uno scarto quasi nullo con lo sportwatch, rendendo evidente come l’integrazione del sensore su Alta HR sia un po’ al limite. La rilevazione del battito durante l’attività, sebbene meno precisa di quella di altri dispositivi, resta una caratteristica importante per questo dispositivo e aiuta ad avere una stima più precisa delle calorie consumate durante le attività della giornata.

Fitbit Alta HR offre un display di dimensioni sufficienti per mostrare le principali informazioni, con la possibilità di scegliere tra l’orientamento verticale e quello orizzontale. Il rilevatore è privo di pulsanti e per passare da una schermata all’altra è sufficiente un piccolo tocco sul corpo, che viene rilevato dagli accelerometri integrati. La mancanza di un pulsante, presente ad esempio su Charge 2, si fa sentire in alcuni frangenti, soprattutto per chi è abituato all’interfaccia basata su esso: le possibililità di interazione sono infatti minori. Su Charge 2 è possibile far partire manualmente un’attività sportiva, azione che permette anche la registrazione della traccia GPS utilizzando il ricevitore satellitare dello smartphone, oppure attivare gli esercizi guidati di respirazione, funzionalità che su Alta HR mancano. Anche l’interazione con le schermate è ridotta all’osso: si possono fare solo scorrere e non si possono visualizzare maggiori dettagli, come invece avviene sugli altri dispositivi della casa dotati di pulsante. Impossibile poi interagire con le sveglie, attivandole o disattivandole senza passare dall’app.

Un punto dove Alta HR risulta vincente sui fratelli e su parte della concorrenza è certamente l’autonomia: il dato dichiarato è di 7 giorni e quello reale vi si avvicina molto, con una diminuzione della durata della batteria solo con grande utilizzo del display e molta attività fisica, situazione che attiva la rilevazione del battito cardiaco in modalità continua. Quando Alta HR mostra l’avviso di batteria in esaurimento si ha ancora almeno un giorno a disposizione e la ricarica è abbastanza veloce. Nella mia esperienza è bastato ricaricare il dispositivo durante la doccia quotidiana per non vedere mai l’indicatore andare a zero: partendo da una buona carica si riesce in pratica a matenerla con pochi minuti di ricarica al giorno. Con l’indicatore della carica al massimo si può tranquillamente partire per una trasferta di qualche giorno senza dover portare con sé il cavo per la ricarica. Qui apro la pagina polemica su cavo di ricarica: in casa Fitbit ogni modello ne ha uno diverso. La cosa non favorisce gli utenti fedeli al marchio, riempiendogli il cassetto di cavi: per il futuro preferirei che Fitbit adottasse delle soluzioni più omogenee, almeno su modelli di dimensioni comparabili.

Volendo il braccialetto può essere indossato sotto la doccia, ma è forse il momento del giorno in cui i suoi servigi sono meno essenziali e quindi rappresenta un buon momento per la ricarica. Purtroppo non può essere indossato durante le attività fisiche in acqua e questo è il principale difetto di Alta HR: in casa Fitbit l’unico apparecchio che può essere indossato durante il nuoto è Flex 2. Si tratta di un vero peccato, con le sue dimensioni ridotte Alta HR sarebbe stato perfetto (e molto più completo) come rilevatore da usare anche in piscina. Come ho detto nella recensione di Charge 2, meglio seguire il consiglio di Fitbit di non indossarlo in piscina: io l’ho fatto con il mio primo Charge HR, salvo poi trovandomi con umidità all’interno e con l’interruzione del funzionamento. Per la cronaca Charge HR ‘bagnato’ è tornato a funzionare dopo un bel po’ di tempo all’asciutto, ma nel frattempo avevo già cambiato modello. Tra i difetti si segnala anche un display che tende a graffiarsi troppo facilmente.

Nelle scorse recensioni ho sempre sottolineato come l’app abbia rappresentato in questi anni un punto di forza, ma anche un punto debole: molto completa dal punto di vista delle statistiche mostrate e migliorata negli anni sotto il profilo dell’interfaccia, è rimasta per molto tempo decisamente troppo lenta, soprattutto nella fase di sincronizzazione dei dati dal rilevatore. Le ultime versioni hanno invece dimostrato netti passi in avanti sotto questo punto di vista: ora la sincronizzazione richiede pochi secondi ed è possibile vedere sullo smartphone i dati aggiornati senza dover attendere i minuti richiesti un tempo. La rilevazione del sonno è molto precisa, sia per quanto concerne gli orari sia per quello che riguarda l’individuzione delle diverse fasi del sonno. Anche in questo caso l’aggiornamento dell’app avvenuto negli scorsi mesi ha migliorato molto l’esperienza utente e anche la modalità di visualizzazione e revisione delle registrazioni notturne.

Migliorata anche la funzione che mostra automaticamente l’ora alla rotazione del polso, anche se qualche incertezza rimane: per un dispositivo che fa da orologio non essere sempre pronto a mostrare l’ora non è il massimo, anche se Alta HR si comporta meglio dei dispositivi che l’hanno preceduto. Manca la possibilità di fare scorrere le schermate con la gesture della rotazione del polso: ruotadolo si attiva l’ora, ma per vedere i passi compiuti e le altre statistiche è necessario un ‘tap’ sul terminale, mentre sarebbe stata più comoda un’interfaccia ‘senza mani’ basata sulla rotazione del braccio.

In sintesi come va Alta HR? Bene, è piccolo e completo, soffre la mancanza della certificazione subacquea per l’uso durante gli sport acquatici e un rilevatore del battito cardiaco non sempre precisissimo, ma è indossabile in ogni occasione, anche grazie al braccialetto intercambiabile, e ha un’autonomia che permette di lasciare a casa il cavo di ricarica per diversi giorni. Non è regalato, con un prezzo di listino di 149,95€ e uno street price di poco inferiore ai 130€ resta un oggetto molto più costoso delle alternative low cost (Xiaomi Mi Band 2 e altri cinesi) e poco meno costoso di alternative più complete, come lo stesso Charge 2, prodotti della concorrenza e sportwatch entry level.

Font: http://www.hwupgrade.it

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